Quando lavori per due settimane come copywriter per il sito di una misconosciuta wedding planner, finisce che la ripetizione eccessiva di frasi come “il giorno più bello della tua vita“, “il tuo sogno che si avvera” e simili, ti lobotomizza e aliena al punto che al solo sentir nominare la parola “wedding” ti parte un friccichio all’occhio sinistro (#truestory). Se poi ci aggiungi che il web, che è un luogo crudele, comincia a propinarti matrimoni in ogni salsa, vestiti di ogni tessuto e colore, viaggi di nozze in tutti gli angoli del pianeta, su ogni social network, su ogni pagina che apri, in ogni coockie, con quell’effetto sorpresa simpatico quanto l’uomo con l’impermeabile, il friccichio diventa una specie di spasmo nervoso e irrefrenabile.

Però, passata l’abbuffata di dovuta, obbligatoria e stupida smielosità, e, soprattutto, passata la consegna, posso ricordarmi che a me i matrimoni piacciono. Ecco, l’ho detto! Ma mi piacciono quelli che odorano di felicità e di bianco, di bianco fuori e dentro. Alla fine mi commuovo, sempre, non posso evitarlo. E tra tutti ho uno preferito, ovviamente, uno che mi ricorda che no, non c’è scampo all’essere sentimentali.