Alcuni risvegli sono come quei sorsi d’acqua che ti vanno di traverso, altre come quell’ultimo boccone di pizza lasciato per ultimo, altre ancora il primo lungo sorso di caffè, altre la tazza del bagno gelata.
Una volta, un po’ di tempo fa, ho immaginato e scritto i risvegli delle persone a me care, una sorta di sussidiario mattutino che potesse raccontarle. Ho sempre pensato di continuare quest’elenco nel corso degli anni, di farne qualcosa, ma poi succede che i risvegli cambiano e cambiano le persone: alcune hanno risvegli più dolci, altre più amari, di altre nemmeno lo sai più com’è che si svegliano al mattino, né quando, né dove. Alcune perdite sono fortuna, altre delusione, altre rabbia, quasi tutte necessarie.
Anche io mi sveglio in maniera diversa, non meglio, né peggio, solo diversa. Cosa è cambiato? Dire me stessa, sarebbe inesatto. Forse è soltanto che ora so dove lascio le cose importanti, so qual è il loro posto, so con chi posso dividerle, senza darle in prestito gratuitamente come quei libri che non ritornano mai più indietro.
Una volta, un po’ di tempo fa, ho immaginato e scritto di svegliarmi così. Ora non mi perdo più.

M. si sveglia e ha un buco nel petto,
ci infila la mano ma non trova il suo cuore.
M. sa che succede, quando lo si dimentica altrove,
quando il cuore trova un suo posto
che purtroppo non gli appartiene.
Non è facile ora girare scoperti,
entra aria dal buco e fa freddo.
M. pensa, bisognerebbe fare attenzione coi cuori,
bisognerebbe tenerli nascosti.
M. infila la mano nel buco
e non trova nemmeno se stessa.